Il napoli é terzo in classifica ad un passo dalla vetta.
Fior fior di amici radicati sul territorio che mi cantano eccitati, emozionati, le gesta dei loro 11 eroi.
Il calcio come rivalsa, come rivendicazione di un'identitá, come oppio capace di distrarre l'attenzione dalle tonnellate di monnezza di nuovo nelle strade, dalla camorra infiltrata in ogni angolo del bene comune, dalla pochezza di una vita dal futuro incerto e dal presente oscuro, dalle compravendite arbitrali che non sono mai uscite di moda.
Mi ricorda molto il mondiale del '78 in argentina, che ovviamente non ho vissuto in prima persona, ma che ha lasciato il segno.
Qualche sera fa ero a cena con amici argentini ed un amico di un amico mi ha raccontanto di quando durante il mondiale lui aveva 13 anni.
Il padre lo portó fuori, per strada, quando l'argentina divenne campione del mondo e la gente si riversó gridando gioia per ogni avenida e calle, solo lui era triste: "non c'é nulla da festeggiare" gli disse.
Parlare di dieta vegetariana ed Argentina nello stesso momento puó essere difficile ma non impossibile.
Nell'impero mondiale della carne (gli argentini attribuiscono questo nome soltanto alla carne di vacca, per intenderci il pollo é semplicemente pollo, non é carne) si muovono, timide ma forti, diverse realtá orientate ad una dieta priva di animali morti.
Durante le feste in molti avranno notato per le strade di Buenos Aires il manifesto qui riportato che ritrae Nicolas Pauls, attore e musico, fermo sostenitore della causa vegetariana prima e vegana poi.
Il sito della Unione Vegetariana Argentina é un pozzo di informazioni per chi volesse sapere di piú sui motivi salutistici, etici e politici che spingono sempre piú persone verso questa scelta.
Per chi invece volesse provare con bocca qualche piatto vegetariano anche solo per disintossicarsi dalle grandi abbuffate di carne la scelta porteña esiste.
Qui ce ne sono alcuni, manca Buenos Aires Verde che é il mio preferito anche se utlimamente un po' caro, e come sempre c'é la Guia Oleo che sostituisce la parola vegetariana con natural piú digeribile per i palati argentini.
Il napoletano ovunque vada resta collegato a napoli da tre fili invisibili: uno parte dalla bocca, uno dal cuore ed uno dal culo.
Se vi trovate a Buenos Aires e vi dovesse tirare la bocca, fate un salto alla 'pasta frola', una confiteria, che poi sarebbe la pasticceria, che già dal mega cartellone su corientes recita "sfogliatelle e pasticciotti".
Non ho ben capito cosa siano i pasticciotti, ma assicuro che la qualità delle sfogliatelle è davvero alta.
Nelle antiche vetrine (la pasticceria l'anno prossimo compie 100 anni) stanno in bella mostra anche choux e babà, voi tirate avanti verso le sfogliatelle e non vi fate illudere, tengono una bella faccia ma in bocca sono una ciofeca.
Il problema grosso è che qui ancora non hanno capito che i dolci freschi, fatti di burro o crema che sia andrebbero conservati in un banco frigo e non in una semplice vetrina che per forza nell'arco delle 24 ore inrancidisce ogni sapore.
Domenica è successa una tipica cosa napulegna, uno sgarro dai dettagli da lotto che mi ha fatto scoprire come funziona il lotto argentino. Potete leggerlo qui
L'orgoglio è il condensato di tutto quanto si può andare fieri, quello stato d'animo risvegliato da un'eccellenza, una supremazia, in uno o più campi dell'essere e/o dell'avere umani. L'orgoglio è una gabbia, una scatola chiusa che non si può aprire, che è vuota ma che vale la pena custodire gelosamente, senza guardarci dentro, per scaldarsi quando fa freddo e trovare una risposta plausibile a domande che non piacciono. L'orgoglio dei popoli fa comodo al solito qualcuno, aizza le masse, le une contro le altre, e quando la polvere è alta via a fottere in ogni lato, in ogni modo, l'ogoglioso supino e l'orgogliente gaudioso.
Io ho vissuto per anni l'orgoglio napoletano, non quello calcistico, non solo. Quella sensazione che ti inietta adrenalina nei muscoli e ti fa essere sicuro di essere nel posto più bello al mondo, che stuort' o muort' con tutti i suoi problemi resta sempre unico, degno di tanti sacrifici e privazioni.Cresci con questa scatola attaccata al collo, la curi manco fosse un tamagochi, ci attacchi sopra scritte e frasi fatte, poi un giorno oltrepassi i patri confini e ti chiedi per la prima volta cosa ci sia davvero dentro.
Che delusione quando apri la scatola e capisci che è vuota, che ti hanno mentito, che in realtà bisognerebbe essere orgogliosi solo delle propire buone azioni, e non di quello che presuppostamente si è e si ha per diritto di anagrafe.Ti liberi della scatola ma ti resta il vuoto, soffocante.
Quando provi a parlarne con i napoletani, i miei amici, le persone con cui sono cresciuto, quelle che incontri per strada, di diverse estrazioni sociali e culturali, il commneto più frequente è " vabbè ma tu te ne si ghiut' nun può parlà", come a dire che una volta aperta la scatola non si ha più diritto a giocare nè tanto meno a rompere le palle agli altri lanciandogli messaggi subliminali del tipo che per esempio che si può vivere anche senza friarielli, che in argentina la pizza fa schifo ma per gli argentini è la pizza più buona del mondo, che è vero che tutto il mondo è paese ma che la merda che la politica ha fatto a napoli negli ultimi 20 anni non l'ha fatta in nessun'altra parte d'europa, che non è vero che se cadi a bergamo nessuno ti da una mano e se cadi a napoli c'è la fila di persone pronte ad alzarti, che non è vero che al nord non hanno il senso dell'umorismo,che non è vero che se vuoi avviare un'attività in proprio devi per forza pagare il pizzo, che non è vero che Napoli è l'unica Napoli possibile.
Essere napoletano diventa spesso un alibi ed uno strumento di difesa, un auto assoluzione ed un 'ultima speranza. Il napoletano si difende ponendo le spalle al vesuvio, come fosse un padre in cui si vuole credere ma di cui non ci si può fidare. Così i porteni danno le spalle al Rio, al barco, all'europa da cui discendono e da cui sono stati abbandonati, e si difendono, da un sudamerica che non gli è proprio ed al quale non vorrebbero mai essere associati per paura di appartenere ad una negra normalità.
Io sono di quei napoletani innamorati di napoli, incazzati con napoli e con i napoletani e quindi anche con me stesso.Mi sento spesso come deve sentirsi un collaboratore di giustizia nei confronti di quelli che erano i suoi complici nel malaffare, ripudiato, abbandonato, per aver commesso il reato di aprire quella scatola, aver scoperchiato l'ovvio, aver svuotato l'orgoglio.
Forse rinunciare a quella scatola potrebbe voler dire guardarsi dentro e riscoprire le cose belle che dalla scatola stanno fuori e di cui sì si può essere veramente orgogliosi, ma se nessuno lo fa forse queste cose non ci sono e andrebbero costruite da zero, ma tornare a zero è difficile e forse ci può riuscire solo o' reset.
Il predominio della cultura nordamericana nel mondo è acclarato per esempio dal riconoscimento globale di alcune icone propagandistiche quali i super eroi, condensato di sogno americano atti a garantire sicurezza, giustizia e la vittoria del bene. Se la chiesa cattolica è sempre stata vincente perchè ha saputo avvolgere le culture locali in un robusto sistema di credenze capace di adattarsi a tutti, dai filippini a puteolani, con batman è accaduto il contrario.
Tutto questo cappello, o cappella a seconda del lettore, per dire che alla fine i simboli stigmatizzati della subcultura predominante sono stati trasformati in pochi passi in un ritratto parodia dei tick di ogni popolo.
In questo Napoli e Buenos Aires sono inconsapevoli gemelle.Ci sono interi show fatti con poco e niente, fatti soltanto di un costume e un chiste, quasi sempre ispirato dalla possibilità di fare di un difetto un pregio, o almeno uno spunto per una risata.
E' da un po che sono entrato a far parte del team del guru (tanoka.net), e niente continuo a scrivere qui cose più pertinenti alle analogie napoletanoportene, lì considerazioni più a largo spettro sulla vita argentina. Vi consiglio di dargli una letta. Ma 'vi' consiglio a chi poi? c'è qualcuno lì fuori che legge? boh.
A Buenos Aires come a Napoli, la gente gira su due ruote con il casco slacciato, il che non ha senso alcuno perchè una volta che il casco te lo sei messo ma che sfaccetta ti costa legarlo?
A Buenos Aires, come a Napoli un po di tempo fa, le targhe dei motorini sono lo specchio della legalità.
Io mi ricordo quando era comune sporcare un numero della targa del vespone
in modo che un sei diventasse un 8 visto da lontano, o quando ci si allontanava da un vigile all'angolo allungando a mo di contorsionista il piede fin sopra alla targa per coprirla casualemente.
Qui sotto alcune foto di targhe nelle quali mi sono imbattuto. Si va da quella montata storta, molto comune, a quella praticamente illeggibile, fino a quella montata in maniera geniale nella parte interna del parafango.
Se Stan Laurel ed Oliver Hardy, al secolo Stan y Ollie, sono conosciuti in italia con il nome di Stanlio e Olio, a Napoli diventano "o' sicc e o' chiatt'" e in argentina "el flaco y el gordo",
Tesi
Allora Napoli è più vicina a Buenos Aires che a Roma
Ecco una di quelle notizie che ti fa capire, mentre scrolli le spalle, perchè alla fine il problema non è il tuo, che Napoli è come Buenos Aires, ed in entrambi i casi il fatto che al cimitero Lopez ci fossero dei funzionari che intascavano i soldi e invece di cremare i morti li accatastavano in un deposito restituendo ceneri fasulle ai familairi, non sconvolge nessuno.
Se tutti gli ingranaggi del sistema sono sgangherati perchè allora uno dovrebbe aspettarsi che funzionino?
Il caffè di Buenos Aires non si distingue per la sua qualità. Si beve lungo, molto lungo, di quel tipo di lungo che fa storcere il naso ai napoletani.
A parte confessare il fatto che a me ogni tanto una tazza di caffè lungo, soprattutto se è inverno e fa freddo, non mi dispiace, devo constatare che anche qui attorno al caffè gira un mondo.
Non c'è ufficio pubblico o angolo di strada, che non abbia il suo erogatore umano di caffè, in genere dotato di una bici appositamente modificata con una decina di termos ripieni della bevanda preziosa.
Qualche giorno fa sono usciti i risultati del processo per l astrage di cromagnon, la discoteca che conteneva il triplo di ragazzini che poteva e si incendiò nel 2004 facendone morire 194 e ferendone quasi 2000.
A Buenos Aires, come a Napoli, la legge è liquida, e prende la forma delle mani di chi stringe un accordo, di chi chiude un occhio per una banconota in più nel portafoglio.
Le porte della discoteca erano chiuse, sbarrate, per evitare imboscati. Bastò un bengala (pare che qui si usi accendere bengala durante i concerti) a farlo diventare una polveriera.
I familiari delle vittime hanno fatto casino davanti al tribunale, lo stesso in cui furono giudicati i protagonisti della dittatura militare.
Non ne ho trovato traccia nei gironali e telegiornali però riporto una notizia inquietante passatami da chi c'era: per sfollare i protestanti, cosa che non si faceva dai tempi della dittatura, si è deciso di spruzzare i manifestanti con la pittura.
Geniale no?se protesti ti macchio, e così una volta diradata la folla, ti vengo a prendere.
Inutile dire che il padrone del locale è stato condannato a 20 anni mentre i funzionari pubblici il cui compito era controllare l'adempimento delle norme di sicurezza se la sono cavata con due anni di allontanamento dalla funzione pubblica.
Un po di tempo fa sono stato rapito da "la catedral", una milonga ricavata in un vecchio e malconcio capannone, dove ogni sedia è diversa dall'altra ma tutte sono scassate e la luce è quella soffusa di una candela.
Ci sono 'classi' di tango tutte le sere alle 21 e alle 22, e mi sa anche alle 23. Poi milonga con musica dal vivo.
Il posto è gestito da una coppia di ballerini che poi sono anche i maestri di tango e si trova all'angolo tra sarmiento y medrano. L'atmosfera merita davvero e la cucina è rigorosamente vegetariana.
Il martedì è de facto la serata degli expatriates, ovvero di tutti gli stranieri che vivono a Buenos Aires.
L'ultima volta che ci sono stato impazzava la gripe ed ironicamente era stata posta una mascherina bianca anche a Carlos Gardel.
Ultimamente ci è arrivato un invito ad una festa: la festa del semaforo. Ci si veste di rosso se si è impegnati (sposati, fidanzati, incatastati ecc.), di giallo se si è aperti o comunque non compromessi come quelli che si vestono di rosso, e verdi se si è single nelle ossa ed in cerca di altri pistacchi.
Sono ammesse anche combinazioni creative, tipo maglione rosso e pantaloni verdi, o viceversa.
Abbiamo sorriso di fornte all'ennesima prova della creatività argentina. In realtà a quanto mi dicono altri amici del sud dell'america del sud non è che la nostra amica si sia inventata chissà chè perchè la festa del semaforo è una cosa che si fa.
Funzionerebbe in Italia? Io dico che in tanti si metterebbero una maglietta verde di riserva sotto i maglioni rossi a collo alto.
La pelopincio sarebbe la piscina gonfiabile, ovvero qualsiasi tipo di piscina non interrata che possa dar sollievo alle pacche nelle giornate più calde. Se le pelopincio di buenos aires sono in letargo, arrotolate in chissà quale anfratto, pare che a Forcella, ridente quartiere di Napoli, qualcuno abbia ben pensato di trovare refrigerio montandone una in mezzo alla strada.
L'amico Fritz mi ha segnalato l'accaduto ed io non posso non riportarlo. Sono sicuro che anche in qualche villa argentina le piscine sono montate per strada. Chissà che il prossimo dicembre, quando quelle di forcella saranno lontane dai loro momenti di gloria, non ne intravederò una.
La lunga assenza dal blog è stata dovuta al fatto che mi hanno messo in quarantena perchè mi ero preso la febbre porcina, anzi la AN1H1, anzi no l'influenza umana... vabbè insomma quella malattia virale con cui stanno oleando ben bene l tasche dei cittadini del mondo, e non solo, in modo da spillare con più semplicità quei pochi spiccioli che sono rimasti.
Tutto cominciò qualche mese fa in Messico. Il numero di morti sembrava crescere vertiginosamente, minuto dopo minuto. Io, di ritorno da un viaggio di lavoro a Sao Paulo, già intravedevo l'apocalittica fine del mondo attraverso le tute bianche e le mascherine che come d'incanto avevano popolato l'aeroporto di Buenos Aires.
Poi come per magia il numero di morti in messico è cominciato a diminuire.Le persone resuscitavano? non si sa, ma il LA ormai era stato dato, le scuole e gli uffici chiusi, stranamente le metropolitane no.
Qualche mese dopo, per l'esattezza qualche giorno dopo le elezioni politiche argentine, quello che sembrava un male remoto, nell'arco di 24 ore, grazie ad un battage mediatico degno del grande fratello, prende la scena di questo grande paese chiamato ARGENTINA.
Ma il problema non è argentino, il problema è globale, da settembre sarà italiano, e ad agosto sarà inglese.
Poichè non mi fido più di nessuno, e poichè si dice sempre che internet è libertà ed informazione gratuita, ho cominciato a cercare, scavare, spulciare, la grande rete, per poi scoprire alla fine che la risposta di tutto quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti.
In effetti ricordavo che già mesi prima di questa grande fiammata a Buenos Aires c'erano dei cartelli che invitavano le persone ad andare nell'ospedale più vicino per ricevere 'gratuitamente' il vaccino. In italia invece il vaccino non è ancora disponibile. In alcune nazioni c'è in altre no.
Però per tutti si stanno facendo in quattro.Chi? le case farmaceutiche.
Una in particolare: la ROCHE.
ancora non ho avuto il tempo di capire esattamente chi siano gli azionisti di maggiroanza, ero impegnato a vomitare, però intanto sono andato sul loro sito www.roche.com , sono andato nell pagina degli investimenti, ed ho trovato questo:
Guarda un po questi signori erano nella cacca fino alla gola.Poi a marzo, guarda un po quando il tutto è esploso in messico, il titolo ha fatto un gran balzo.
Fidatevi siamo solo all'inizio della risalita, e lì sotto ci sono i vostri culi.
A napoli non basta mettersi una coppola in testa per diventare parcheggiatore abusivo. Il parcheggiatore è una falange del potere criminale che impone con una muta minaccia un pedaggio senza ricevuta. Si vabbò la sto facendo pesante ma a finale chell è.
Non so se esistono parcheggiatori abusivi in altre parti di italia, quando mi è capitato di vederne a roma, ahimè, avevano sempre accento napoletano.
A buenos aires siamo ancora agli albori di questa ignobile arte. Basta dotarsi di uno straccio, una pezza, una tela, qualcosa, e sbandierarlo nell'aria, per far capire all'automobilista di turno che per la incolumità del suo coche è meglio versare un contributo.
Soprattutto nel fin de semana spuntano come i funghi.
Il porteno, come il napoletano, paga tutti giorni, tutta la vita, piccole tasse come questa, non dichiarate, non registrate, non scritte, per il semplice quieto vivere, o meglio per non affaticarsi troppo nell'alzare la testa per chiedere che fine hanno fatto i propri diritti.
La cola sarebbe la coda. A buenos aires ci sono vari tipi di code, sempre molto ordinate. Non ho mai visto resse fino ad ora. La gente attende in fila anche l'autobus. Funziona che si dispongono in fila sul marciapiede, in fila nel senso di uno dietro l'altro, nel senso che chi arriva ultimo di mette in fondo. Indugio per convincere gli italiani che funziona davvero così. Quando dico agli argentini che in italia non esistono file per gli autobus mi dicono: "e come fate?".
Io mi sono risposto che in realtà qui la fila la fanno perchè i colectivos li usano davvero in tanti e se non la facessero sarebbe davvero un casino.
Quando sono arrivato a buenos aires oltre alle file per l'autobus mi avevano colpito molto le file fuori dalle farmacie. Mi aveva fatto molto terzo mondo. Mi dicevo "bene, può essere che c'è un razionamento dei medicinali e quindi la gente deve fare la fila per rifornirsi", sottotesto: che pena.
In realtà qui stanno avanti, stanno con le pezze al culo ma c'è una rete di pagamenti capillare che si chiama rapipago (poi ci sono anche pagofacil, link, banelco, che più o meno penso facciano le stesse cose però boh) che sfrutta farmacie, ricevitorie del lotto e quanto altro per pagare ogni tipo di bolletta.
Quindi vai in farmacia per pagare le bollette della luce, ovviamente in questo modo mentre fai la fila che fai uno spazzolino o una piastra per capelli che fai non te la conpri? la vasellina è in omaggio.
La medialuna sarebbe il cornetto. A buenos aires ricadono nella categoria delle 'facturas', ovvero i dolci da colazione (che poi in generale li si può mangiare tutto il giorno) che si comprano a 'docena', ovvero a dozzine.Mediamente una docena di facturas costa 15 pesos, ma anche meno.
Si va dai saccottini, ovviamente ripieni di dulce de leche, alle trecce, alle ciambelle e così via.
Ma la factura per antonomasia è la medialuna che a sua volta si distingue in medialuna de manteca (ovvero di burro) e medialuna de grasa (ovvero con grasso bovino).
Io mi sono innamorato delle medialuna de manteca di alimentari, che all'inizio pensavo fosse l'ennesima boutique del gusto e invece è una delle tante rosticcerie che fanno empanadas, tartas e facturas.
Ce ne sono 4 se non erro in tutto il microcentro. Addentare una medialuna de manteca di alimentari è come mordere un panetto di burro macerato con lo zucchero, una goduria per le papille, un inferno per il colesterolo.