Se a buenos aires giri in bici significa che non hai nemmeno i soldi per il colectivo (1.5 pesos in media) e sei automaticamente declassato. Ti appiccicano una etichetta al collo tipo segno di caino e sei marcato. Ovviamente ciò si applica dall'uno e dall'altro lato.
Ieri mi ero perso girando per recoleta (che per un napoletano non so perchè è la 'recoletta'), e i coomenti sulla recoletta meritano un altro post.
Ho chiesto indicazioni ad una ragazza e questa ha girato la faccia e se n'è andata.Senza rispondere.
Ora io capisco che magari i miei amici negri dalle loro bici, da dietro la gabbia invisibile a volte stendano la mano e magari a volte possono essere anche molesti, ma che c'entro io?
Uno di questi giorni esco in giacca e cravatta, mi metto una maschera bianca anonima, e me ne vado per calle florida a vedere le facce che fa la gente.
Si che è un paese cattolico, che "siamo tutti uguali", in realtà ci sono i coloni e gli schiavi e ai semafori i lavavetri mi sorridono e salutano solo perchè sono in bici.
Continuo ad essere convinto che tutto ciò possa essere cambiato, ma continuo a non vedere volontà di farlo ma solo ottusaggine negli occhi della gente, e allora vaffanculo domani mi metto di nuovo la mascherina antismog.
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martedì 16 giugno 2009
lunedì 4 maggio 2009
N+1
Ci sono N cose a cui stare attenti quando si gira in bici per Buenos Aires: il fumo nero dei colectivos che ripartono ad ogni fermata, i colectivos che sembra ti inseguano sulle loro simil corsie preferenziali e quindi meglio sempre stare a sinistra, gli automobilisti che sembrano ignorare l'uso delle frecce e piuttosto inseriscono le quattro frecce quando vogliono accostare solo che sanno solo loro dove hanno intenzione di andare, le buche (che in generale non ci sono ma quando ci sono ti portano dritto al centro della terra), i pedoni che quando non c'è nessuno passano anche con il rosso, i taxi che credono che la strada se la so comprata, le tette che distraggono, ecctera eccetera eccetera.
C'era una cosa che non avevo considerato.
Ti potrebbe capitare che tornando a casa ti lanci su per una salita (cordoba y alem), la strada è a senso unico, ha cinque corsie e tu ti accosti sulla destra, dai giù di pedale e mentre sorpassi un camioncino parcheggiato ti vedi spuntare un'altra bicicletta, alla tua stessa velocità ma contro senso. Hai pochi secondi per capire cosa sta succedendo e alla fine non lo capisci. Valuti l'impatto ancora prima che accada, poi alla fine ti butti su un lato per schivare il rivale ma lui non riesce a fare altrettanto e colpisce il tuo braccio prima di splamarsi a terra.
Tu un po spaventato e col braccio dolorante sei riuscito a non cadere, riesci a fermare la bici che intanto ha cambiato un po dei suoi connotati, ti volti e vedi il tipo che si alza veemente e ti chiedi "chist' nun sul m'è venut ncuoll' mo' l'aggia pur vatter?".
Qualche secondo ancora e come in quadro di Escher passi ad un altro livello di comprensione. Da dietro al camioncino spuntano due signori ed una ragazza. L'altra parte del mio incidente intanto è già andato, col suo carico di sangue ma senza bottino.
Eh sì perchè nell'impatto il cellulare che aveva appena scippato alla ragazza gli è caduto di mano e mentre ricomponeva gambe e braccia non ha fatto in tempo a recuperarlo.
La ragazza, e i due fancazzisti di turno realizzano solo dopo un po che lo scippatore non è stato fermato dll'arcangelo gabriele in persona ma si è scontrato con il pirla che ancora sta mettendo le tessere insieme per capire cosa è successo.
Dopo un formale "ti sei fatto male?" si dedicano alla ricerca della batteria. Eh si perchè pare che seppur malconcio il cellulare lo si sia recuperato ma manchi la batteria.
I tre personaggi non sembrano molto turbati dell'accaduto, sembrano piuttosto abituati, quasi compiaciuti, come ricaricati del diritto di lamentarsi. Tanto il tipo sulla bici, si vedeva, era un indio, aveva la pelle scura, e chissà da quale villa era uscito. Ed io, stando sulla bici, sono comunque in qualche modo un essere inferiore che adesso ha N+1 motivi per stare attento. Torno a casa con la sensazione di aver superato la barriera del denaro, quel punto in cui la consapevolezza che la mia ricchezza è complementare alla povertà di altri, supera l'equilibrio etico quotidiano generando una botta che poi fa male fin quando non passa il dolore.
mercoledì 1 aprile 2009
Sentirsi a casa, ma anche no.
L'altra sera tornando a casa in bici mi sono perso. Ancora non ho capito bene che strada fare. Ida y vuelta (andata e ritorno) a Buenos Aires non possono mai essere le stesse, le strade si incrociano geometricamente e ottusamente tagliano tutta la città sempre con lo stesso senso.
La ciudad è squadrata ed ogni "cuadra" (che poi sarebbe un isolato) è individuata da quattro strade, per cui per esempio per dire al taxista come portarmi in un punto dico "Tucuman entre Esmeralda y Suipacha".
All'inizio è un casino perchè non ci sono punti di riferimento: alla fine pure. Però dopo un po capisci che le arterie principali partono tutte dal lato fiume e la numerazione prosegue sempre di pari passo; per cui, per dire, è un po come giocare a battaglia navale, e se uno ti dice "sta su corrientes verso il 1500" tu sai che è alla stessa altezza di Cordoba o Santa Fe e quindi se caso mai ti ricordassi la strada perpendicolare a quella altezza il gioco è fatto.
Si vabbò ho capito non si capisce niente, e infatti alla fine per evitare Cordoba, che è un unico fiume di smog mi sono addentrato nelle varie cuadra guidato solo dalla mia bussola interna.Quando mi ero ormai perso un tassista mi ha chiesto indicazioni per Paraguay, io mi sono sentito molto a casa, ma non ne avevo alcuna idea di dove fosse paraguay, ma per rimanere nel personaggio del Delfo porteno però con decisione gli ho detto "creo que es para alla" indicandogli una direzione a caso.
Poco ho svoltato, e magicamente mi sono ritrovato esattamente nello stesso punto in cui avevo lasciato Cordoba (!).
A quel punto ho rinunciato all'illusione dell'alternativa salutista e ho proseguito fino a casa su Cordoba come fossi un pinguino in un porcile.
La ciudad è squadrata ed ogni "cuadra" (che poi sarebbe un isolato) è individuata da quattro strade, per cui per esempio per dire al taxista come portarmi in un punto dico "Tucuman entre Esmeralda y Suipacha".
All'inizio è un casino perchè non ci sono punti di riferimento: alla fine pure. Però dopo un po capisci che le arterie principali partono tutte dal lato fiume e la numerazione prosegue sempre di pari passo; per cui, per dire, è un po come giocare a battaglia navale, e se uno ti dice "sta su corrientes verso il 1500" tu sai che è alla stessa altezza di Cordoba o Santa Fe e quindi se caso mai ti ricordassi la strada perpendicolare a quella altezza il gioco è fatto.
Si vabbò ho capito non si capisce niente, e infatti alla fine per evitare Cordoba, che è un unico fiume di smog mi sono addentrato nelle varie cuadra guidato solo dalla mia bussola interna.Quando mi ero ormai perso un tassista mi ha chiesto indicazioni per Paraguay, io mi sono sentito molto a casa, ma non ne avevo alcuna idea di dove fosse paraguay, ma per rimanere nel personaggio del Delfo porteno però con decisione gli ho detto "creo que es para alla" indicandogli una direzione a caso.Poco ho svoltato, e magicamente mi sono ritrovato esattamente nello stesso punto in cui avevo lasciato Cordoba (!).
A quel punto ho rinunciato all'illusione dell'alternativa salutista e ho proseguito fino a casa su Cordoba come fossi un pinguino in un porcile.
lunedì 30 marzo 2009
Primo giorno in bici
Oggi sono venuto in bici in ufficio. Tempo casa-garage 30 minuti. Praticamente dimezzato rispetto al collectivo. Così come a Roma anche qui ho indossato la mia mascherina nera di neoprene.La reazione della gente al mio passaggio era tra il divertito (manco fossi un alieno col tutù rosa) ed il "ma quanta spaccimm' e cunferenz", come se fossi ospite a casa loro e gli avessi detto "v' fet'n e pier'".
Eh si perchè l'inquinamento qui è come la mafia in sicilia: non esiste!
Se a roma nel traffico dribblavo le buche, qui è tutto uno slalom per evitare tubi di scappamento che sembrano ciminiere che cacciano smog a pallettoni, altro che polveri sottili.
Ora la bici riposa nel garage al terzo piano sotto terra... non sto per niente tranquillo
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