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giovedì 17 settembre 2009

Targhe napoletane




A Buenos Aires come a Napoli, la gente gira su due ruote con il casco slacciato, il che non ha senso alcuno perchè una volta che il casco te lo sei messo ma che sfaccetta ti costa legarlo?
A Buenos Aires, come a Napoli un po di tempo fa, le targhe dei motorini sono lo specchio della legalità.
Io mi ricordo quando era comune sporcare un numero della targa del vespone
in modo che un sei diventasse un 8 visto da lontano, o quando ci si allontanava da un vigile all'angolo allungando a mo di contorsionista il piede fin sopra alla targa per coprirla casualemente.
Qui sotto alcune foto di targhe nelle quali mi sono imbattuto. Si va da quella montata storta, molto comune, a quella praticamente illeggibile, fino a quella montata in maniera geniale nella parte interna del parafango.
Applausi.





martedì 23 giugno 2009

Quattro frecce <-->

Le strade di Buenos Aires, tolte le avenida, che sono le arterie e/o le vene della ciudad, sono calles a senso unico, ad una due corsie.
Io vorrei sapere perchè ogni volta che un argentino si ferma deve mettere le quattro frecce (!!!).
Me pone loco.
Per accostare, invece di mettere una freccia (che poi lo dice stesso il nome, freccia, che serve ad indicare una direzione, una intenzione), loro le mettono tutte e quattro ed io, in bici, non so mai dove mi devo buttare.

venerdì 12 giugno 2009

Piccolo, spazio, pubblicità

Chavez in Venezuela ha proibito la coca cola zero.Pare sia dannosa per la salute.Blanda scoperta. E' una vita che si sa che l'aspartame è cancerogeno, ma dolcificanti e dolcificatori somo ancora massivamente usati nell'industria dolciaria al grido di "perdi peso prenditi un cancro!".
Quando qui lo sottolineo ai miei commensali, con tipico sguardo napoletano loro mi dicono "e vabbè sai quanta munnezza ci mangiamo?".
Il marketing a buenos aires è vorace. mette sotto pressione qualsiasi 'segmento di mercato', invade spazi, fagocita gli avversari.Sul campo di battaglia restano idee prive di contenuto e gente confusa.
I nomi dei ristoranti bisogna cercarli ben bene tra le pieghe delle pubblicità che gridano.

L'altra sera ero al pub a vedere argentina ecuador. A un certo punto un giocatore si trova in fuori gioco e parte (con un volume notevolmente superiore a quello del telecronista) un messaggio pubblicitario che copre per un terzo tutta la fascia inferiore dello schermo.Io resto allibito, mi guardo attorno in attesa dei commenti infastiditi delle persone.Nada de nada de nada.Tutto normale.
Un collega mi dice "è sempre peggio", e ride.

Pare in provincia se la passino peggio.Nei locali si fottono anche il terzo superiore del monitor con sponsor locali.Per cui le azioni di Messi e le inquadrature su Maradona sono schiacciate in un surreale rapporto 32:9 tra "usa banco di sta ceppa e la vita ti sorride" e "vieni a mangiare la pizza da giggino el maricòn".

L'apoteosi sta nell'arrivare a sponsorizzare persino i nomi delle strade.

lunedì 8 giugno 2009

e-Migrante

Gli italiani che si sono trasferiti in argentina, a ridosso delle due guerre mondiali, sapevano da cosa fuggivano e non sapevano a cosa andavano incontro ( un po' come Lello). Quando poi l'hanno scoperto era troppo tardi per tornare a casa. E allora si sono messi con le spalle al mare ed hanno cominciato a figliare.

Oggi grazie a facebook chiunque dei miei più o meno amici può sapere con un'approssimazione di circa tre strappi di cartigienica, l'istante esatto in cui sto cacando. Più difficile fargli sentire il profumo della carne e la puzza della carne, fargli capire quanto è bello girare in bici per Belgrano e quanto si intreccino sotto gli occhi di tutti ricchezza e povertà.

Due settimane fa ero a Napoli, giusto per il tempo necessario a ricordarsi quanto è bella.
Ormai divido i napoletani in quelli che sono rimasti e quelli che se ne sono andati. O forse a fare questa distinzione sono solo quelli che restano, perchè in realtà uno napoli se la porta appresso tatuata, sempre, e non se ne può liberare neanche quando vorrebbe.

Napoli è un'isola, nello spazio e nel tempo, una discontinuità nel progresso umano (nel senso buono eh!), un'eccezione che fa godere la regola.Buenos Aires per molti motivi ne è la succursale ideale, e questo mi aiuta a decifrare ed interpretare alcuni meccanismi.

"Vabbè ma tu te ne sei andato non puoi parlare". Andersene da Napoli. Non si capisce se significa uscire da Napoli o entrare da Napoli, quello che è certo è che varcare la soglia equivale ad una delle fasi della crescita che non sempre è contemplata per i nascituri partenopei. Una sorta di rescissione del cordone ombelicale che è anche peccato mortale, rinuncia alla madre, quasi offesa del padre, a cui non si può essere preparati. Così i napoletani ti fanno sentire quando te ne vai. O forse ti ci senti tu così, proprio perchè sei napoletano.

La città si regge su un equilibrio assiomatico che non è possibile mettere in discussione. La camorra c'è "ma tanto tutto il mondo è paese e rubano pure a Lugano", ogni tanto qualche cocainomane tira schiaffi alla gente da motorini in corsa "ma puoi uscire tranquillamente quando vuoi, basta che stai attento", lavoro non ce n'è "ma se conosci qualcuno è sempre meglio", la pizza la fanno in tutto il mondo "si ma come la fanno a napoli!", X è un piatto tipico di Y "si ma come lo fanno a napoli!", provi a non farti rubare niente perchè se no prima di tutto "è colpa tua che sei stato poco attento" ed oltre all'incazzatura ti devi prendere pure lo 'scuorno' in faccia.

Il tempo necessario a capire che Napoli non è una città normale è quello che va dal farsi verde del semaforo al primo segnale di clacson, matematicamente suonato dall'ultimo in coda. Stamattina mi è successa la stessa cosa all'incrocio tra Paraguay e Jean Jaurès e mi sono sentito a casa e per l'ennesima volta mi sono chiesto "ma che cazzo bussa a fare se poi al prossimo incrocio si incazza se è primo e gli altri indietro bussano?". Non mi sono mai dato una risposta.
Napoli vive in un loop, un circolo vizioso in cui si è contemporaneamente i primi e gli ultimi, i più sfigati (che già sfigato uno a Napoli lo dice solo se è tornato da un weekend a Roma o Milano) e i più dritti, i te lo metto in culo io prima che me lo metti in culo tu, i farò-dirò e gli 'io speriamo che me la cavo', quelli che rubano e quelli che sono derubati, quelli che se ne sono andati e quelli che restano. La città gode della stessa energia che tiene in equilibrio un protone ed un elettrone in una molecola di caffè (che a Napoli fa elemento a parte).

Ma se non fosse quella che è, Napoli non sarebbe Napoli, sarebbe come una puttana che non si prostituisce o un prete che non pecca.
Se è vero che Napoli è il mondo, condensato tra il vesuvio e il mare, è vero anche che il mondo non è Napoli, che chi se ne va non dimentica quello che ha vissuto mentre spesso chi resta si rifiuta di ascoltare chi torna.

Che poi io da Napoli manco me ne volevo andare. Io volevo restare. Per cambiarla, migliorarla. Ma io mi domando e dico: chi sono io per cambiare Napoli?





mercoledì 15 aprile 2009

Barrio


Per capire quanto è grande buenos aires ecco una lista di tutti i quartieri (barrio) di Buenos aires. chissà se in due anni riuscirò a vederli tutti. Qualcuno lo taglierò di striscio, qualcun altro manco saprò di averlo attraversato. Quello che so è che pur ricalcando sempre lo stesso schema ogni barrio ha una sua identità.

A questi si aggiungono altrettanti quartieri non ufficiali, che non si trovano nelle mappe cartacee ma solo in quelle neurali della gente che li abita.

Per esempio il barrio cino.Tutti dicono che è lì che devo andare se voglio comprare il pesce buono.

lunedì 13 aprile 2009

Semana Santa

Tanto per cominciare la pasquetta in argentina non esiste. Ebbene si, miracolo dell'inversione dei poli, in argentina si festeggiano il giovedì ed il venerdì santi ma non il lunedì in albis.
L'argentina si conferma anche in quanto a religione molto simile all'Italia di 20 anni fa, ad onor del vero non è che la città se ne cada di chiese, ma quando un collectivo incrocia una casa del signore la ola di mani che si incrociano al petto è matematica.
E' affascinante come tanta gente, di estrazione socio culturale così varia, riesca a farsi prendere per il culo da chi specula su quello che nessuno può conoscere: la vita prima e dopo la morte.
Se il marketing è la capacità tutta umana di prendersi per i culo, la religione ne è la perfetta incarnazione.


In questi giorni, a proposito di marketing, la città era tappezzata di manifesti di un parco.All'inizio ero tra lo scettico e l'incredulo, poi mi sono definitivamente piegato alla possibilità che esista un parco tematico chiamato "tierra santa" dedicato alla rivisitazione delle scene salienti raccontate nella bibbia. Una sorta di gardaland del credente dove poter degustare in compagnia di amici e parenti cucina araba ed armena "millenaria" in ristoranti dai nomi esotici (BETLEM, LA PUERTA DE DAMASCO, ARCA DE NOÉ, TIBERIO y pizzería SALEM) mentre si passa dalla ricostruzione dei conventi francescani alla rappresentazione dell'ultima cena.
Sul sito c'è una tabella completa con tutti gli orari e durate degli "shows". La resurrezione c'è ogni ora e dura circa 8 minuti.

P.S.: ho appena scoperto che per essere eletti presidente in argentina bisogna essere cattolici.Pare sia scritto nella costituzione.

lunedì 30 marzo 2009

Primo giorno in bici

Oggi sono venuto in bici in ufficio. Tempo casa-garage 30 minuti. Praticamente dimezzato rispetto al collectivo. Così come a Roma anche qui ho indossato la mia mascherina nera di neoprene.La reazione della gente al mio passaggio era tra il divertito (manco fossi un alieno col tutù rosa)  ed il "ma quanta spaccimm' e cunferenz", come se fossi ospite a casa loro e gli avessi detto "v' fet'n e pier'".
Eh si perchè l'inquinamento qui è come la mafia in sicilia: non esiste!
Se a roma nel traffico dribblavo le buche, qui è tutto uno slalom per evitare tubi di scappamento che sembrano ciminiere che cacciano smog a pallettoni, altro che polveri sottili.

Ora la bici riposa nel garage al terzo piano sotto terra... non sto per niente tranquillo


venerdì 27 marzo 2009

Cartoneros

Io me li ricordo, quando ero piccolo e a sera tardi si tornava a casa dopo una serata da amici di famiglia, su per via san giacomo dei capri a napoli, questi minicamion sviluppati tutti in altezza che sfidavano ogni legge baricentrica inerpicandosi con il loro carico: e' cartunar.

Buenos Aires è piena di cartoneros. Non si sa bene da dove vengano, non si sa bene di cosa vivano; quel che è certo è che sono parte integrante e silente di questa città.Alle 19, quando la parte "attiva" della città si ferma per la sera, loro si materializzano e cominciano ad aprire le buste d'immondizia lasciate agli angoli di ogni strada per differenziare allumino da carta e carta da plastica.

Differenziare.Queste persone svolgono un compito importantissimo per l'ecosistema della ciudad. Se facessero sciopero un solo giorno sono convinto che si bloccherebbe tutto. Svolgono un ruolo sociale fondamentale ma non riconosciuto dalle istituzioni nè tanto meno da esse remunerato.

Se si istituzionalizzasero i cartoneros, da napoletano, mi sento di dire che con il "posto fisso" non sarebbero operosi come lo sono adesso, che si fanno il culo trascinandosi a mano carrette alte il doppio di loro, solo per portare la pagnotta a casa.
Sono il frutto dell'indotto del capitalismo, uomini donne e bambini che vivono di scarti, chissà se consapevoli del loro sfruttamento.

I portegni nel tempo hanno imparato per forza di cose a differenziare l'immondizia a casa, e non per chissà quale vocazione all'ecologia, ma solo perchè in caso contrario il cartonero di turno era uso sventrare il sacco del peccato e lasciare per strada i rifiuti dei rifiuti che decideva di non portare con se.

A napoli i caroneros sono scomparsi. Il cartone come qualsiasi altro materiale di risulta non ha più valore. Adesso tutto verrà bruciato, assieme a chissà quanta altra monnezza, nell'inceneritore di aversa. Al progresso che miope avanza preferisco lo sfruttamento della povera gente?
io non lo so.

mercoledì 25 febbraio 2009

Taxi

Paese che vai Taxista che trovi, a buenos aires ce n'è per tutti i gusti, dal pazzo spericolato al nonno col cappello, dal pischello strafatto (si, era strafatto) al servo muto, detentori della memoria topografica della ciudad sono spesso di origini italiane.

A buenos aires mi è capitato di prendere i 120KM/h in taxi, a quella velocità stai zitto e guardi le oscillazioni ipnotiche del rosario sempre appeso allo specchietto e ti senti un tuttuno con la lamiera gialla e nera.
Totale fiducia. Bisogna avere totale fiducia nel guidatore e non titubare nemmeno quando fa il pelo ad altri oggetti in movimento... sarebbe q
uasi offensivo nei suoi confronti.

Oggi andando all'ufficio immigrazione per ottenere il visto ne ho beccato uno che anni fa era stato napoli per un interscambio tra militari argentini ed italiani ed era stato a napoli all'accademia della nunziatella. A parte non aver assaggiato la pizza (non ho infierito su questo aspetto, dubito tornerà mai a napoli) si è discusso di qualsiasi cosa.
Mi ha molto colpito l'argomento Diego Armando, quando mi ha detto che i carabinieri italiani riportavano direttamente ai militari argentini per tenerli informati sui suoi movimenti e sul suo consumo di droga... ma non avevano niente di meglio da fare?

La cosa buona di buenos aires è che ci sono un monton di taxi e la corsa media può variare dai 10 ai 20 pesos, ovvero da 2 a 5 euro circa... tal e qual a napoli dove per fare piazza dante vomero meno di 10 euri non se ne vanno!


lunedì 23 febbraio 2009

Comida - La pizza

Napoli batte buenos aires a tavolino. Vabbè della pizza ma che ne parliamo a fa? ma c'è davvero una pizza comparabile a quella napoletana?
Proviamo a ragionare per assurdo e ad ammettere che possa esistere un'altra pizza oltre a quella di napoli.
Il punto è che dopo aver girato molti paesi non posso che trarre questa conclusione: la pizza più buona è quella che uno si mangiava da bambino.

Eh si perchè non si spiegherebbe altrimenti la gente che con un mezzo ghigno come a dire " è inutile che fai perchè non mi fai cambiare idea" quando scopre che sei napoletano (o addirittura italiano, ignorando il fatto che dire pizza napoletana non equivale a dire pizza italiana) ti dice che la pizza napoletana l'ha assaggiata, ma la pizza argentina!!!

Il colmo è stato venerdì scorso a pranzo con colleghi, quando un brasiliano se ne uscito con "eh si la pizza argentina è buona, ma come la fanno a san paolo!".
A quel punto che dovevo fa? schiaffeggiarli? alzarmi e andarmene?

Ho tratto invece delle conlcusioni: 
  • la pizza è semplice ed ha di base ingredienti reperibili in tutti i paesi. Ovviamente la differenza la fa la qualità degli ingredienti, e in questo napoli, diossina nella mozzarella e pesticidi nelle pummarole a parte, fa la parte della signora.
  • la pizza è economica e quindi ragionevolmente è il pasto più frequente consumato fuori casa quando sei piccolo, e quindi un momento di "gioia familiare" il cui sapore si calcifica nei neuroni
  • la pizza la chiami a casa quando mamma si rompe le palle di cucinare e quindi invece di fare la casamamma fa la mamma a tempo pieno (ma anche no)


Ma veniamo alla scheda: pizza argentina
la pasta sembra quella di una focaccia napoletana di quarto ordine. Qui la cuociono "alla pietra" e al forno, e ancora non ho capito qual è la differenza ma la qualità del risultato non varia.
Ovviamente c'è anche la variante "pizza alla parrilla" che praticamente diventa un'ostia sottile tipo pizza romana (ca manc è pizz).
Ma la cosa peggiore è che su una margherita mettono 50 grammi di pomodoro ed un montone di mozzarella..... pardon formaggio fuso, che manco top secret e infatti dicono che il difetto principale della pizza italiana è che cimettono troppo poca mozzarella!


venerdì 23 gennaio 2009

o' pallone

O' pallone è a cchiù bella cos e questo si sa. Gli argentini nascono praticamente con la palla attaccata al piede. Anche se non ho ancora visto molti "giocatori di strada" il calcio è una presenza costante.
Il nome di Maradona ricorre un po' dappertutto: dalle vetrine dei negozi, ai giornali, a quelli che quando mi chiedono "a italia de donde?" ed io rispondo NAPOLI, loro subito "aahhhhhh MARADONA!".

L'altro ieri ho giocato la mia prima partitella argentina.Temperatura 30°C, scarpe invernali, campo ricavato sotto ad una superstrada di quelle che tagliano la città scaricando i famosi fumi neri.Eh si a qualcuno sarà pur venuto in mente che qui sotto le case non ci stavano bene ed allora hanno ben pensato di farci dei campi di calcetto.


Siamo a Santelmo, a pochi minuti da qui c'è lo stadio del Boca, il livello di gioco sugli altri campi è molto elevato.Fortunatamente sono venuto a giocare con gente mediamente panzuta e che come me dopo i primi 15 minuti già sembra che stanno buttando il sangue (tipica espressione napoletana per dire che non ce la fanno più).
Alla fine non sto manco messo così male e faccio pure 3 goal, ma ovviamente alla fine c'è qualcuno che si avvicina e ridendo sotto i baffi mi fa "italiano catenaccio".Alla fine ci sanno tutti quanti.





A buenos aires ci sono 21 squadre di calcio ufficiali, il campionato argentino ne conta una ventina ed una decina sono della capitale (Boca Junior e River plate, eterne nemiche, in testa). Anche qui c'è prima e seconda e divisione e a quanto pare anche qui ci sono una marea di imbrogli (pare che il river plate lo scorso anno dovesse retrocedere ma poi grazie alla fantamatematica delle regole sia rimasto in serie A). Tutti conoscono Pocho (che poi non ho capito se significa pollo...boh) Lavezzi (che giocava con il San Lorenzo) e che gioca col Napoli, ma secondo me non hanno ancora capito che sotto al vesuvio lo stanno per santificare.


Mò è estate ma appena riprende il campionato una partita me la vado a vedere. Intanto faccio un po' di allenamento che non fa mai male, qui giocano tutti ed ho già due appuntamenti fissi il lunedì e i mercoledì.


PS: no alla chiesa maradoniana ancora non ci so andato. Aquanto ho capito sta a Rosario che è una città alle porte di Buenos Aires... ma mò mi organizzo ovviamente




mercoledì 21 gennaio 2009

¡Colectivos!

Come gia' accennato i colectivos sono i mezzi pubblici piu' usati a Buenos Aires. Si muovono per le arterie della citta' come fossero colesterolo. Croce e delizia dell'orgoglioso popolo pórteño nonostante siano evidentemente responsabili di gran parte dello smog della ciudad.



Forse mi ci abituero' anche io, ma per ora mi sembra ancora assurdo la quantita' di fumo nero che e' capace di tirare fuori una di queste carrette ad ogni singola partenza. La gente sembra manco vederla, mentre il mio corpo d'istinto ancora porta la mano alla bocca.
Se uno di questi autobus girasse per napoli le jastemme della gente sarebbero assicurate.
Ieri ho rischiato di rimanere bloccato al centro perche' non avevo moneta. Il punto e' che non esistono biglietti´per il colectivos.Il biglietto si fa quando sali -->Passi davanti al conducente --> gli dici la destinazione o direttamente quanto devi pagare--> lui pigia qualche tasto su una tastiera--> tu inserisci le tue monete ( e la macchinetta accetta SOLO monete) --> ed esce stampata una striscetta di carta fetente che pare tanto tanto si stracci in mano.

Non so se esistono i controllori ne' se esiste qualcuno che prova ad imbucarsi dalla porta di dietro, ma la regola che si sale davanti e si scende da dietro e' semplice universale ed efficace; non so perche' in italia provincia che vai autobus che trovi e alla fine soprattutto al sud si entra e si esce un po dappertutto.

Io avevo monete solo per un peso e allora ho fatto la mia bella fila sul marciapiede, mi so buttato sul 140 ed ho detto all'autista tra i denti "un peso"; allora lui mi ha guardato come se volesse dirmi "¿uaglio´ma si scem' o fai o scem'?".

Eh si perche´da domenica scorsa la corsa minima che prima era di 0,80 pesos (che poi qui si chiamano ARS e si rappresentano con il dollaro $ mentre i dollari veri, quelli americani, con U$) ora e' di 1,10 pesos (che poi col cambio a 4,5 sarebbero circa 22 centesimi di euro).

Quindi ho dovuto fare la fila controcorrente, che pure e' stata un'esperienza, e cominciare la ricerca dei dieci centesimi.


Praticamente, per le ragioni di cui sopra e per il fatto che non c'e´un sistema di biglietteria integrato (Napoli sta milioni di anni luce avanti in questo senso) il "cambio", ovvero le monetine, vanno a ruba, e difficilmente si trova un porteño pronto a privarsene.

Gira anche la leggenda metropolitana secondo cui le compagnie di colectivos facciano una mafia delle monetine rivendendole ad un prezzo maggiorato.

Per fortuna alla fine ravanando nello zaino ho trovato una monetina da dieci e sono riuscito a salire sul successivo.


C'e' da dire che i colectivos non hanno una tabella oraria, ma passano molto spesso, quindi diciamo hanno una certa regolarita´ liquida per cui non si aspetta mai piu' di 15 minuti. Per di piu' il servizio e' garantito 24h se pur con frequenza minore durante la notte.

Per una Napoli grande 7 volte Roma non e' male come servizio, considerando anche il fatto che ci sono 5 linee di metropolitana che non riescono a coprire capillarmente la rete stradale.


Una cosa difficile e' capire quale colectivo prendere, visto che nonostante l'insegna con numero a prova di miope spesso e volentieri la stessa linea segue diramazioni diverse e ancora non ho capito bene come si fa a capire quale ti serve. Per fortuna c'e' un sito che permette di capire che linea prendere a seconda della destinazione; anche perche' col fatto che la citta' e' completamente squadrata, punti di riferimento, almeno per me, non ce ne sono tanti, e la stessa strada puo' percorrere l'intera citta´manco fosse spaccanapoli.


Da sapere: il conducente (che poi mi sa che ogni conducente ha il suo colectivo personale) apre le porte prima dell'arresto del mezzo e le richiude dopo la ripartenza. All'occorrenza apre le porte per far scendere "al volo" chi lo richieda, per esempio quando e' fermo al semaforo rosso.

Quando appena ripartiti da una fermata a prenotato la fermata successiva, ed al successivo rosso il conducente mi ha aperto ed ha visto che non scendevo, mi ha guardato sdegnato attraverso lo specchietto retrovisore.


Da sapere 2: se quando arriva l'autobus non gli si fa un deciso cenno di mano non si fermera' mai a raccogliervi

lunedì 19 gennaio 2009

il primo giorno

Eccomi qui, al 21esimo piso (piano) di una torre nera di due (le nipoti delle torri gemelle) a lavorare a Buenos Aires.


L'ufficio e nuovo e tutto e' lindo e pinto, la gente simpatica, disponibile, e per la maggior parte con parenti italiani, pronti a sfoderare qualche parola dal DNA per venire incontro al mio pessimo castillano, che poi sarebbe lo spagnolo, che in spagna si leggerebbe "casti-iano" e qui invece si legge "casti-sciano" o giu' di li'.


Temperatura media all'esterno 28°C circa, ma ovviamente qui dentro saranno 16°C e fa molto freddo... un alibi per poter vestire di giacca e camicia?le finestre sono fuori moda e quindi mi dovro' adattare.


Da qui si vede la ciudad perdersi a vista d'occhio tra palazzi mal messi e qualche grattacielo futuristico che fa l'occhilino a quello dove sono io chiedendosi cosa ci fanno in mezzo a sto caos.
In realta' il caos non c'e' perche´qui ora e´estate e quindi la maggior parte dei porteños (cosi si chiamano gli abitanti di buenos aires che nacque come porto) e´in vacanza; meta' di essi sta a mar de plata che a quanto ho capito e´come se fosse una bella copia di scalea per i napoletani.

La citta veste un velo sottile di smog manco fosse il cristo velato, ma sono sicuro che a marzo quando tutti saranno rientrati il velo sara' sostituito da un golfino!

Sono arrivato in ufficio con il mio primo colectivo, che poi sarebbe il pullman (quello che fuori napoli si chiama autobus), ho preso il 140, si sale davanti e c'e´una macchinetta pilotata dall'autista per fare i biglietti che vengono stampati al momento su un pezzetto di carta.

Il concetto fondamentale e´che non c'é bisogno di controllore.Ovvio che ho pensato " si vabbe´ma quando poi c'e il bordello chist comm fa?" e mi sono pure dato una risposta: prima di tutto oltre al "mio" 140 ce n'e´uno dietro e uno avanti, quindi i colectivo (che poi qui li chiamano bondi o una cosa del genere) sono ad alta frequenza e la gente non intasa gli ingressi, poi la gente a bordo marciapiede nonostante il delirio della citta, attende in fila (!!!) e in fila sale (che poi sale in spagnolo significherebbe 'esce' e quindi forse percio' a napoli si dice 'jesc' aint', ovvero esci dentro ) e quindi forse ma forse si potrebbe usare lo stesso metodo a napoli.... no?



Qualcuno di ritorno dal mare ha portato degli alfajores da compartir-> "paste da spartire"; dei dolci tipici (¿gli unici?) fatti con dulce de leche, che poi sarebbe l'equivalente della nutella ma fatto come di un frullato di caramelle mou da spalmare. Non potevo rifiutare nonostante la mia dieta.Ne mangio meta' ora e meta' dopo cosi forse il corpo riesce ad assimilarlo meglio.


Perché questo blog? dopo 4 anni e mezzo a Roma vivere a buenos aires e´un po come tornare a Napoli e allora mi piacerebbe confrontare queste due citta cosi lontane e cosi vicine che non si sa mai l'una potrebbe imparare qualcosa dall'altra e viceversa (che poi qui pure si dice viceversa) e poi perche´dove vai vai incontri persone che hanno nonni zii cugini o nipoti italiani e spesso di napoli, immigrati qui una vita fa e forse mai piu tornati. E allora se loro non so tornati a napoli un po di napoli e tornata da loro in pieno stile maometto e la montagna o anche birra e tarallo.

Per la cronaca tutti gli italiani qui li chiamano Tanos, che poi viene da "napoletanos" perche´pare che tutti gli immigrati del sud dicessero che erano di napoli perche´era la citta´di riferimento piu vicina... che poi se tutti sti napoletanos erano venuti a stare qui, a napoli chi era rimastos???