martedì 31 marzo 2009

San Antonio Areco

Qualche domenica fa c'era qui per caso un amico da napoli col quale si pensava di fittare una macchina e fare un giro fuori porta nella pampa sperduta.Alla domanda "dove si potrebbe andare in un paio d'ore di macchina fuori Buenos Aires, conosci un posto carino?" 5 argentini su 5 non mi hanno saputo dare risposta.Eh si pare che sotto i 400km non ci siano mete degne di nota. Allora nel dubbio mi sono lasciato guidare dall'istinto che ci ha portati a 100km a nord ovest fino a San Antonio Areco.
A parte l'aria finalmente pulita e la vegetazione vigorosa el pueblo (che poi vuol dire villaggio) ricordava un po un paesino del salento. Ho mangiato il peggior asado di sempre però una boccata d'aria fresca val bene 100km.

























Che poi San Antonio Areco sarà pure ricca perchè ci sono molte estancia, che poi sarebbero delle 
case coloniche rimesse a nuovo che fanno da bed 
and breakfast e che costano mediamente 150 dollari a capa che è un prezzo spropositato, e molti campi coltivati, però io le ho viste le industrie ben mimetizzate nei campi che fanno pesticidi e merda del genere (vedi la Bayer), e quelli i rifiuti pure li scaricano da qualche parte, 

e infatti pure abbiamo visto delle discariche a cielo aperto.
Morale: pur a Sant'Antuon Ariec' c sta a munnezz'.


lunedì 30 marzo 2009

Il ragù e la protesta nel campo

Seguo i gironali italiani più di quelli argentini, ma per osmosi poi le notizie passano ed è difficile non sapere che è in atto una grossa protesta "del campo", ovvero della campagna, ovvero di tutta la classe imprenditoriale rurale che è il vero motore di questo paese.
Il tutto è legato alle tasse sull'esportazione o qualcosa del genere. Ho capito la gravità di quello che stava succedendo (adesso apre sia tutto rientrato) solo quando sabato sono andato al supermercato ed il banco della carne era vuoto.
Il sabato la gente si mette in fila per comprare la carne per l'asado sacro della domenica, io ero in fila per la carne per fare il ragù
Fortunatamente il mio fruttaiuolo di fiducia, che è anche chianchiere, e col quale ci si chiama vicendevolmente "capo" aveva ancora un po di carne.

Sabato notte sono uscito alle 2 e sono tornato alle 6. Alle 8 mi sono svegliato per mettere su il ragù. Si è cotto per 6 ore pippiando in castillano. Risultato: ragù di alto livello.

Primo giorno in bici

Oggi sono venuto in bici in ufficio. Tempo casa-garage 30 minuti. Praticamente dimezzato rispetto al collectivo. Così come a Roma anche qui ho indossato la mia mascherina nera di neoprene.La reazione della gente al mio passaggio era tra il divertito (manco fossi un alieno col tutù rosa)  ed il "ma quanta spaccimm' e cunferenz", come se fossi ospite a casa loro e gli avessi detto "v' fet'n e pier'".
Eh si perchè l'inquinamento qui è come la mafia in sicilia: non esiste!
Se a roma nel traffico dribblavo le buche, qui è tutto uno slalom per evitare tubi di scappamento che sembrano ciminiere che cacciano smog a pallettoni, altro che polveri sottili.

Ora la bici riposa nel garage al terzo piano sotto terra... non sto per niente tranquillo


venerdì 27 marzo 2009

Fernet

Paese che vai usanza che trovi. E chi se l'aspettava che in argentina il cocktail più amato dai giovani è il FernetCola?!?!?!
Eh si con 30% di fernet e 70% della bibita infame ecco pronta la miscela preferitadel popolo argentino.
A me il fernet mi fa pensare solo a certi bar della provincia italiana dove il tempo si è fermato; qui invece fa bella mostra nei locali più in.

Sì, lo ammetto, l'ho assaggiato anch'io. Di che sa? di una medicina degli anni ottanta.Non credo mi ci affezionerò tanto. Sarà perchè qui è difficile trovare un posto dove facciano bene anche un semplice gin-lemon?

Intanto gira voce che ci sia una piccola isola in indonesia dove vada per la maggiore l'amaro della nonna e cola. De gustibus.

Cartoneros

Io me li ricordo, quando ero piccolo e a sera tardi si tornava a casa dopo una serata da amici di famiglia, su per via san giacomo dei capri a napoli, questi minicamion sviluppati tutti in altezza che sfidavano ogni legge baricentrica inerpicandosi con il loro carico: e' cartunar.

Buenos Aires è piena di cartoneros. Non si sa bene da dove vengano, non si sa bene di cosa vivano; quel che è certo è che sono parte integrante e silente di questa città.Alle 19, quando la parte "attiva" della città si ferma per la sera, loro si materializzano e cominciano ad aprire le buste d'immondizia lasciate agli angoli di ogni strada per differenziare allumino da carta e carta da plastica.

Differenziare.Queste persone svolgono un compito importantissimo per l'ecosistema della ciudad. Se facessero sciopero un solo giorno sono convinto che si bloccherebbe tutto. Svolgono un ruolo sociale fondamentale ma non riconosciuto dalle istituzioni nè tanto meno da esse remunerato.

Se si istituzionalizzasero i cartoneros, da napoletano, mi sento di dire che con il "posto fisso" non sarebbero operosi come lo sono adesso, che si fanno il culo trascinandosi a mano carrette alte il doppio di loro, solo per portare la pagnotta a casa.
Sono il frutto dell'indotto del capitalismo, uomini donne e bambini che vivono di scarti, chissà se consapevoli del loro sfruttamento.

I portegni nel tempo hanno imparato per forza di cose a differenziare l'immondizia a casa, e non per chissà quale vocazione all'ecologia, ma solo perchè in caso contrario il cartonero di turno era uso sventrare il sacco del peccato e lasciare per strada i rifiuti dei rifiuti che decideva di non portare con se.

A napoli i caroneros sono scomparsi. Il cartone come qualsiasi altro materiale di risulta non ha più valore. Adesso tutto verrà bruciato, assieme a chissà quanta altra monnezza, nell'inceneritore di aversa. Al progresso che miope avanza preferisco lo sfruttamento della povera gente?
io non lo so.

mercoledì 25 marzo 2009

Lavarropa

Sfatiamo definitivamente l'equazione Argentina = risparmio.
Ieri, dopo svariati tentativi andati a vuoto (per esempio qui per grandi importi non accettano la postepay perchè non ha sovraimpresso il nome del proprieatario) sono riuscito a comprare una lavatrice. In realtà non dovrei dirlo perchè ancora non l'hanno portata a casa e tanto meno l'ho messa in funzione.

Venerdì scorso su indicazione di alcuni colleghi ero andato da falabella (una catena di qui) dove la commessa, dopo avermi fatto vedere vari modelli, mi aveva consigliato di tornare il martedì successivo perchè di martedì con la mia banca si ottiene unos conto del 20%, che non è poco.

Eh si perchè qui c'è tutto un marketing bancario che uno manco si mmagina per cui se hai un conto piuttosto che un altro puoi accedere ad offerte di ogni tipo.

Così martedì sono tornato sul luogo del delitto per scoprire che intanto la lavatrice da me selezionata era aumentata di 150 pesos, che a finale so 30 euri ma comunque è il concetto che fa incazzare.

Ancora non ho detto quanto è venuta a fare la lavatrice.....
Parliamo di un modello Ariston (per questo più caro ma non di tanto rispetto ai marchi locali) con carico superiore, praticamente il modello base, acquistato alla modica cifra di €580!!!!!
La stessa lavatrice in Italia costa massimo 300.

Ora, è vero che ci sono le imposte sulle importazioni, che qui la gente compra tutto a rate (e comunque non so come fa a campare), che qui pagano la ricchezza dell'occidente, ma secondo quale logica una lavatrice vale quanto mezza vacca (200kg di carne)??? 

giovedì 19 marzo 2009

Che

Che (letto 'ce') come Ernesto CHE Guevara, che io pensavo fosse il nome e invece qui "Che" è un modo informale e carino per chiamare un amico, un po' tipo o'Frà, e quindi a Napoli sarebbe Ernesto o'Frà Guevara.
Tipicamente il Che si accompagna sempre ad un altra parola, come ad esempio Che Boludo. Il tutto suona come un fraterno o' capecazz.

Ernesto o'Frat Guevara è nato a Rosario, circa 500km da Buenos Aires, dove pare ci siano le donne più belle dell'argentina (e mi chiedo chissà come saranno... avranno tre tette?), ultimamente le sue magliette sono seconde solo a quelle di maradona ed anche il cinema si è appassionato alla sua storia. E' uscito CHE (con Benicio del toro) ed ora ( e non so se pure nel resot del mondo) esce CHE2, la vendetta.
Qualche giorno fa ho visto dei mega manifesti affissi per pubblicizzare il "musical del che".
E come al solito mi dico: ok è un'operazione commerciale, però serve a diffondere il messaggio, e quindi è funzionale e quindi giusta. Ma il ragionamento non torna e resta sempre la sensazione di presa per il culo.

Oggi sul clarin ho letto che stanno preparando un musical su "El capital" di Marx.
Il capitalismo ha vinto su tutti i fronti, ma non riuscirà a vincere se stesso.

lunedì 16 marzo 2009

La mano de dios

Domenica ho finalmente visto il documentario di Kusturica su maradona. A mio parere un po "arrimmeriat"... ovvero rimediato, nel senso che è mooooolto allungato con l'acqua e forse doveva durare non più di 30 minuti.
Ne esce comunque un buon ritratto di un eroe, un uomo che si è fatto da solo, in tutti i sensi.

Mi sono commosso leggendo le parole di una canzone che qui è un inno, un po tamarro al primo ascolto, ma pur sempre un inno, aulico nella sua semplicità.Il ritornello è napoletanamente contagioso.

Qui nella versione di Rodrigo


E qui in quella con los piojos (più rock) cantata da lui


Testo:

En una villa nació, fue deseo de Dios,
crecer y sobrevivir a la humilde expresión.
Enfrentar la adversidad
con afán de ganarse a cada paso la vida.
En un potrero forjó una zurda inmortal
con experiencia sedienta ambición de llegar.
De cebollita soñaba jugar un Mundial
y consagrarse en Primera,
tal vez jugando pudiera a su familia ayudar…

A poco que debutó
“Maradó, Maradó”,
la 12 fue quien coreó
“Maradó, Maradó”.
Su sueño tenía una estrella
llena de gol y gambetas…
y todo el pueblo cantó:
“Maradó, Maradó”,
nació la mano de Dios,
“Maradó, Maradó”.
Sembró alegría en el pueblo,
regó de gloria este suelo…

Carga una cruz en los hombros por ser el mejor,
por no venderse jamás al poder enfrentó.
Curiosa debilidad, si Jesús tropezó,
por qué él no habría de hacerlo.
La fama le presentó una blanca mujer
de misterioso sabor y prohibido placer,
que lo hizo adicto al deseo de usarla otra vez
involucrando su vida.
Y es un partido que un día el Diego está por ganar…

A poco que debutó
“Maradó, Maradó”,
la 12 fue quien coreó
“Maradó, Maradó”.
Su sueño tenía una estrella
llena de gol y gambetas…
y todo el pueblo cantó:
“Maradó, Maradó”,
nació la mano de Dios,
“Maradó, Maradó”.
Sembró alegría en el pueblo,
regó de gloria este suelo…

Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.


Traduzione:

Nacque in una Villa (leggi Viscia = quartiere malfamato), fu un desiderio di Dio,

per crescere e sopravvivere in maniera modesta

affrontare le avversità

conquistando con fatica la vita passo dopo passo

Sul campo crebbe, il mancino immortale

con esperienza, assetato di ambizione di farcela

da piccolo sognava giocare un mondiale

e consacrarsi nella prima divisione

e magari aiutare la sua famiglia...

Poco dopo che cominciò
“Maradó, Maradó”,
la 12 fue quien coreó
“Maradó, Maradó”.
il suo sogno era una stella
pieno di goal e sgambate
e tutto il popolo gridò:
“Maradó, Maradó”,
nació la mano de Dios,
“Maradó, Maradó”.
scese allegria sulla gente,
riempì di gloria questa terra…

Si caricò una corce sulle spalle per essere il migliore,
per non vendersi mai affrontò il potere.

Inciampò in una debolezza, Gesù lo volle,
perchè lui non lo avrebbe fatto..
La fama gli presentò una donna bianca
dal sapore misterioso e dal piacere proibito,
che lo constrinse al desiderio di provarla ancora
intrappolando la sua vita.
Una partita che Diego un giorno vincerà…

Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.



venerdì 13 marzo 2009

ǝ1ɐɹʇsnɐ oɹǝɟsıɯǝ

Era dai tempi del sussidiario che volevo visitare l'emisfero australe, per capire come facessero le persone a vivere perennemente a capa sotto mentre l'acqua nei lavandini scorre all'incontrario.
In realtà quando poi vieni qui sembra tutto normale, come da noi, l'unica cosa che si sottrae alla leggi di gravità sono le tette delle argentine.

giovedì 12 marzo 2009

Gomorra

Nelle sale argentine sta per uscire Gomorra. Oggi ero a pranzo e mi sono imbattutto in questo giornale. La mia condizione di sosia di Saviano che si era affievolità stando qui, ma ora si è ravvivata delle piccole paure di sempre: la miopia, l'astigmatismo, l'ipermetropia dei killer (che quelli mediamente già c'hanno il casco nero e stanno tutti pippati mentre si sentono maria nazionale). E se bellebbuono (tuttoattaccatoallanapoletana) Roberto Saviano si trasferisse qui in Baires e bellebbuono due aguzzini in viaggio di lavoro prendessero di mira me invece che lui?
Vabbò ma quella è gente seria, professionale, questi errori non li fa e cazzomai lo facessero pacienza, simm napulitan, nun c'accir manc' a mort. Pregherei chiunque mi conosca di andare a sputare in faccia prima Bassolino e poi tutti gli altri; magari con un po delle mie ceneri in bocca... no vabbò ià fa tropp schif :)